Lavora con noi

Questo annuncio è dedicato a tutti coloro che cercano un’alternativa valida alle seguenti opzioni offerte ad oggi dal mercato del lavoro:

  • essere disoccupati
  • lavorare da “impiegato delle poste” 8 ore al giorno
  • fare lo schiavo per un’azienda 12 ore al giorno, 5/6 giorni su 7, tutto l’anno, tutta la vita

Come dire, se vuoi fare un lavoro interessante c’è un’unica soluzione, entri in un’azienda la mattina all’alba e ci esci la sera che il sole ha già fatto capolino. Tutto questo viene retribuito con un salario dignitoso, a volte anche molto buono, ma a quale prezzo? Quello di doverti costruire una vita nel rimanente giorno e mezzo della settimana rimasto a disposizione. E come si fa a costruirsi un vita in questo modo?

Noi di 10people crediamo che sia possibile lavorare 7 mesi all’anno, guadagnando il giusto e vivendo una vita dignitosa ricca di interessi. Non ci serve la BMW per stare bene, quanto piuttosto dei pomeriggi all’aria aperta, una mattinata in piscina, un martedì in snowboard, un weekend passato a lavorare con l’idea che si sta facendo qualcosa di davvero speciale e ce la si vuole mettere tutta fino in fondo, con il sorriso negli occhi e la soddisfazione per l’eccellenza che in questo modo si può mettere in ogni cosa che si fa.

Come funziona 10people? 10people è una rete di professionisti, al cui interno si creano team in base alle esigenze di un progetto. Per esempio per un sito di ecommerce serviranno: information designer, graphic designer, sviluppatori front end (che sia flash, flex, html, …), sviluppatori back-end (che programmino in php, ruby, …), SEO/ SEM strategist (che si occupino del lancio e che curino le modalità di attrazione al sito), web editor (che si occupino dei contenuti), un coordinatore di progetto (che assicuri puntualità e rispetto della qualità dell’output). Per una video installazione alcune delle persone potrebbero essere le stesse, ma il team di lavoro cambia sensibilmente.

Questo approccio ha un doppio vantaggio:

  • per il cliente, che non paga il ricarico del costo di una struttura fissa
  • per il professionista, che può decidere quando prendere progetti e impegnarsi duramente, oppure fare altro

La nostra rete si sta ampliando. Se credi di poter contribuire in qualche modo - non ti chiediamo nessun impegno fisso, in base a quanto hai voglia di lavorare e ovviamente a quanto sei capace - scrivi a catani at gmail.com mandando un portfolio con i tuoi lavori e presentandoti.

Perchè tre è meglio che due

Quando un problema a due variabili è difficile, spesso, basta aggiungerne una terza per farlo diventare di banale soluzione. Ovviamente la difficoltà del problema sta nel capire che va aggiunta una terza variabile.

Faccio un esempio. Ho una bottiglia A di acqua e una B di birra. Come faccio a scambiare il contenuto delle due bottiglie? Uso una terza bottiglia C, di passaggio.

Lo stesso succede nella programmazione. Ho due variabili che voglio scambiare di valore, A(=7) e B(=5). Mi tocca anche in questo caso fare un’operazione del tipo - anche se pare che questo non sia necessario in Ruby, Python, … :-)

C = A; (C=7)
A = B; (A=5)
B = C; (B=7)

In flatlandia, l’autore passa da due a tre dimensioni per poter far immaginare al lettore l’esistenza della quarta dimensione.

Sono tanti in rete gli esempi di business model che funzionano solo perchè esistono tre variabili, anche se spesso ci accorgiamo solo dell’esistenza di due. Sono tutti sistemi a tre partecipanti, in cui il terzo paga per entrare in un mercato fondato sulla relazione tra le altre parti, di carattere gratuito (interessante articolo a riguardo). Per esempio Google offre ai propri utenti un servizio di ricerca gratuito. Chi paga? Chi genera revenews per Google? Gli inserzionisti con adWords.

Morale della favola, se un problema a due variabili vi sembra difficile, provate per esercizio ad aggiungerne una terza.

skillRank

Who owns a specific knowledge in your Enterprise? How easy is it to find knowledge holders? Can you do it with a few clicks? And how do you award valuable knowledge holders?

The sad truth is that big enterprises suffer from the massiveness of their size and their burocracy. For talented, or just willing to contribute, is difficult to emerge. Managers often hire a consultant, whom skills are well known and “advertised”, without knowing they have the right people in their company, ready to shoot!

Web 2.0 teach us something: the larger the information set the easier it is to find useful information - allowing favouriting, commenting, tagging and rating important information emerges from a flat schema.

As pageRank (google trademark) brings order to the Web, skillRank can be a solution to bring order to the Enterprise.

SkillRank is an analysis algorithm that assigns a numerical weighting to each tag associated to user’s contribution, be it a document, a picture, an article, a video, … basically everything that can be tagged, rated, favourited or commented.

The idea behind skillRank algorithm is that when a user contributes to an enterprise environment she’s actually contributing for what her skills and interests are. Other users can appreciate the quality of the contribution performing certain actions on the contribute. This propagates the user herself. The algorithm is tag-centric, i.e. the user inherits the tag associated to the contribution.

The algorithm works more or less like this:

  • CONTENT gets tagged when published (editor tag has more value, let’s say 10 votes). The tag vote propagates to the USER (just 1 vote)
  • CONTENT can be tagged after other users read it. This count 1 vote (for each user tagging) for the CONTENT. This vote propagates to the USER
  • CONTENT can be tagged when other users save it to their “favourites”. This vote (one for each user favouriting) propagates to the USER
  • CONTENT gets rated: the vote propagates to the USER (-2 -1 0 +1 +2 based on the number of stars)

This algorithm is moving its first steps. Any idea or comment will be very appreciated.

skillrank

Facebook: 99% bad?

Facebook in Italia ha raggiunto una massa critica tale che anche i media tradizionali hanno iniziato a parlarne. Mi riferisco in particolare all’articolo apparso su Internazionale, di Tom Hodgkinson, che scrive per the Guardian. La sensazione che ho avuto leggendo l’articolo è che sia stato scritto da qualcuno che conosce l’argomento per sentito dire, non per eseprienza diretta. Posso supporre che abbia addirittura aperto un account su facebook, magari anche cliccando qua e la per vedere cosa accadeva. Hodgkinson le persone preferisce incontrarle al bar, e probabilmente, per rimanere in contatto con chi non vive dietro l’angolo scrive letterine profumate. A ognuno le sue scelte per carità, ad irritarmi è semplicemente il tono arrogante e di superiorità che accomapgna tutto il pezzo, l’arroganza tipica di chi ignora le cose.

Facebook, nato nel 2004 ad opera di uno studente di Harvard, Mark Zuckerberg, è oggi una delle piattaforme di social networking di maggior successo. Ecco perchè:

  • è facile da usare, le funzioni base (caricare foto, scrivere a un amico, aggiungere un amico, ..) sono intuitive, le funzionalità più avanzate si imparano gradualmente
  • utilizza l’effetto network in modo sia implicito che esplicito
  • si può utilizzare da diversi device (device agnostic)
  • come un videogioco tiene sempre in allerta, inviando email di notifica ad ogni interazione, ovvero numerose call to action (troppe? decisamente si, ma si possono disabilitare in modo selettivo)
  • architettura aperta per scrivere applicazioni di terze parti

Se fossi uno studente che studia antropologia culturale, farei sicuramente la mia tesi su facebook. Anzi se qualcuno legge questo articolo e vuole fare una tesi a riguardo, l’accolgo a braccia aperte.
Non dico con ciò che Facebook sia un bene ovviamente. Sto descrivendo le caratteristiche di Facebook come un medico descriverebbe quelle di un virus. Non faccio il tifo per il virus, non sono contento quando un’applicazione mi chied di invitare degli amici ogni volta che la voglio utilizzare, non sono contento che di default qualsiasi cosa io faccia venga visualizzata nel mio profilo, nella mia history e via dicendo.
Ma soprattutto non sono contento di una caratteristica che affligge in particolare tutti coloro che utilizzano molto il computer per lavoro. Ovvero che lo stesso strumento che si usa per lavorare diventa anche uno strumento che tiene incollate le persone allo schermo per diverse altre ore nel corso della giornata, per poter promuovere le proprie “relazioni sociali”. E spesso le persone che stanno dietro queste relazioni diventano esigenti, e chiedono continue attenzioni (vi ricordate il tamagotchi? eccone una versione peer to peer), o forse semplicemente facebook amplifica, utilizzando sapientemente il fattore psicologico, la necessità di fare un salto sul sito per rispondere a impulsi inviati. Il tutto penetra sempre più nelle vite delle persone, durante l’orario di lavoro, durante una cena, durante un film, durante una conversazione…

Pasqua a la Thuile

Ma quanta ce n’era!?

scarica il .mov

Out of office reply

I’m out of the office (and the world in general) until March 4th as I
try to relax my way through Argentina, applying sunscreen than can
block radiation rays and trying things I’ve never done before.

I won’t be online for the next few weeks, but I hope I’ll see you back
here when I get back.

Try not to miss me too much and play nice. I leave you with the words
of Einstein: Reality is merely an illusion, albeit a very persistent
one.

Love,
Marco

10people: PR6

Aggiornamento della barretta verde di google porta la home page di 10people ad avere un pageRank 6. Risultato inatteso che per certi versi non ci spieghiamo nemmeno. E’ proprio vero che ormai il pageRank non conta più nulla :-P

Ricordare le scelte degli utenti

Chi disegna interfacce di applicazioni di utilizzo quotidiano (sistemi di home banking, client di posta, word processor, applicazioni per call center e via dicendo) dovrebbe tenere a mente questi due comportamenti tipici degli utenti:

  • la tendenza a usare un limitato set di funzionalità - ognuno le sue
  • la ripetitività delle scelte effettuate in termini di visualizzazione dei dati

Queste considerazioni aiutano l’interaction designer a progettare applicazioni che aumentino le performance dell’utente e riducano l’overload mentale.

Vediamo un paio di esempi:

1) L’home page dell’applicazione dovrebbe riportare, salvo rare controindicazioni, la lista delle ultime n attività svolte o quelle svolte più di frequente.

Sul mio sito di home banking per esempio vorrei vedere:

  • bonifico
  • pagamento F24
  • movimenti ultimo mese
  • bonifico internazionale

Queste sono le operazioni che effettuo più frequentemente.

2) Se l’applicazione offre diverse modalità di presentazione dei dati allora dovrebbe ricordare le scelte effettuate quando l’utente accede nuovamente alla piattaforma.

Sempre parlando di home banking mi viene in mente l’analisi tecnica di un titolo; le scelte in questo caso sono numerose, si possono modificare gli intervalli temporali, la forma del grafico (candela, lineare, …), le medie mobili e numerosi altri indicatori. Pensate se queste scelte dovessere essere ripetute ad ogni accesso, quanto tempo sprecato!

Articoli di Interaction Design (IxD)

hci gurus

Nutro un forte interesse per l’interaction design ormai diversi anni, più precisamente da quando ho seguito le indimenticabili lezioni della prof.sa Xristine Faulkner alla South Bank University di Londra, nel lontano 1999/2000.
In questi ultimi mesi l’interesse si è trasformato in passione sia per la scoperta di alcuni articoli e libri interessanti sia per il coinvolgimento professionale.

Vi segnalo:

Donate with google Adwords

We got used to see paypal donate button on quite a few websites:

bottone donate di paypal

If you’re a paypal subscriber it’s quite easy and fast to make a donation: click on the button, select an amount from your account and in less than one minute you’re finished.

There’s a new way which is becoming quite popular these days: use google adwords to make donations. How? Well it’s even easier than with paypal and much less expensive for the user.
Google adwords model is well understood: when you click on a google adwords the advertiser pays for the click, the revenue is shared between google and the site owner.

When visiting a website with extremely useful content - or that offers very good services for free - generally you can find some google adwords boxes. Just click on one of those and you are donating money to the website owner. Easy, innit?!