Si dice da tempo che il pageRank non conti più nulla, lo si bistratta, un po’ come si fa con quei quei cantanti che sono gli idoli di un’estate, ma che già a natale nessuno ricorda più.
Eppure ieri quando ho visto la barretta verde posizionarsi una tacca più in là del solito non ho potuto fare a meno di sorridere. Oggi mi spingo oltre: scrivo. Sempre con il sorriso sulle labbra.
Abbiamo deciso di raccontare, in itinere, alcuni dei lavori che stiamo facendo. Il nostro cliente Brambati, che si occupa di produzione di macchinari industriali per l’industria dolciaria, plastica, pasta e caffè, ci ha chiesto di ottimizzare il proprio sito, ad oggi in quattro lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo.
La prima operazione che abbiamo fatto è stata stilare una lista di parole chiave sulle quali lavorare, giusto per darci una direzione. Non siamo particolarmente “strict” su queste keyword, ricordiamo che il 50% delle stringhe di ricerca con cui un sito in media viene cercato sono uniche (ossia usate solo una volta).
Ci siamo proposti di operare su quattro canali:
l’ottimizzazione delle keyword nei tag principali del sito (title, h1, h2, h3, p, strong, img-alt), laddove il contenuto ce lo permetta
la creazione di un blog in più lingue, andando a dare spazio alla moltitudine di contenuti che il cliente possiede sulla lavorazione del caffè per esempio
minisiti scritti ad hoc per i motori. Sebbene questa tecnica sia non etica e ormai non più efficace come una volta, il cliente visto il buoni risultati ottenuti in passato ha deciso ugualmente di percorrere questa via
la scelta di blog e forum (e community in generale) che parlino dell’argomento food industry e la partecipazione a queste community (no spam ovviamente)
Le prime keyword individuate e combinate in possibili link/title sono per lo spagnolo:
Mi ricollego a questo interessante thread presente sul forum di giorgio, nel quale si discute sulla capacità o meno di un link di penalizzare il posizionamento di un sito.
Dalla formula del pagerank si deduce che questo possa essere passato solo con un valore maggiore o uguale a zero. Ma il pagerank è solo uno dei molti fattori che determinano il posizionamento di un sito.
Un concetto simile ma più raffinato di pagerank è il trustrank. Questo ci dice se il documento da cui proviene un link è trustable (buoni) o not trustable (cattivi).
La nostra teoria è la seguente: un link cattivo rappresenta un valore negativo nel calcolo del posizionamento della pagina a cui punta se e solo se il “peso” di tutti i link cattivi a quella pagina supera una determinata percentuale del “peso” dei link buoni.
In pratica se ho una rilevante proporzione di link cattivi rispetto ai link buoni allora iniziano a influire anche i link cattivi e in maniera negativa.
I was stuck with this issue and it seems there’s not a lot of reference or how tos around. I’ve collected best practices from 10people’s experience, blogs and forums, and I’ve placed them in this post.
The assumpion is that you run a .com in more than one language and that you want to get the most out of Search Engines without bothering users.
What you find in this post:
content provision: language selection / detection
website structure: local domainsversus.com domain
backlink campaign: how to get the best out of local directories / blogs / forums
content provision: language selection / detection
The first issue you encounter is what language provide users visiting .com and how to keep language choice between pages.
You cannot use cookies to mantain language choice because stupid SE spiders don’t accept them. You cannot even use sessionIDs because most spiders won’t crawl such formed URLs.
The only solution seems to use different URLs for different content. This leaves you the option between local CCTLD (more on this later) and .com/it/ kind of URLs.
Language selection should be based on Accept-Language header if present but user should be able to easily switch to a different language of her choice. Since most spiders are recognized as US-English, doing this way would point them to the english content of the site, living everything else unindexed. Because of this reason it is important to have a language selection page somewhere on the website (not the homepage, use it for something useful!) that points out to different language URLs.
How does a search engine detect language and localized content? Basically these are the key factors:
IP geolocation of the webserver
CCTLD - if you own a .fr website SEs will consider it located in France
SEs can have a guess on the vocaboulary used in the document. They would be able to distinguish German from French, but probably not US-english from Aussie-english, or German from Austrian.
language tag
language of backlinks to your site from .fr, .it, .de, … webistes
Don’t place mixed language content on the same page and always put the appropriate language tag.
In part 2 we’re going to cover “website structure: local domains versus .com domain” and the issue of PageRank splitting among URLs.
Stiamo apportando alcune migliorie al blog, perchè come esce di fabbrica da wordpress non è proprio il massimo dal punto di vista dell’HTML semantico:
1) in ogni singola pagina degli articoli, il nome dell’articolo è più importante del nome del blog. Di default wordpress invece hanome del blog » titolo del post
Vogliamo dare un peso maggiore alle parole chiave in esso contenute per quanto riguarda il ranking, e rendere più evidente/riconoscibile la pagina nelle SERP.
Si deve agire sul theme:
nel tab “Aspetto” (o “Presentation” nell’interfaccia in inglese)
seleziona “Editor Temi” (”Editor Themes”)
modifica nel file “Testata” (”Header”) il contenuto del tag title in
salva e controlla
2) il tag h1, usato correttamente, dovrebbe contenere nelle pagine degli articoli il titolo delll’articolo stesso, di default contiente invece un link al nome del blog, uguale in ogni pagina. Conviene quindi assegnare gli stili del tag h1 a un div o uno span con id=”header-logo” e sostituirlo 3) nelle pagine di dettaglio dell’articolo invece sostituire il tag h2 con il tag h1, dopo averne copiato gli stili anche in questo caso
Matt ci segnala un nuovo strumeto per webmaster, la “google webmaster console“. Ora, il nome, come altri scelti da google per i propri tool proprio non mi piace, però è decisamente qualcosa di utilie da tenere sotto controllo.
Cosa si può fare con la google webmaster console?
si può vedere l’ultima volta che google è passato a indicizzare il sito
se ha avuto problemi a indicizzarlo
se il file robot.txt funziona come vorremmo
se ci sono link morti (dead-link suona molto meglio!)
interessanti statistiche sulla ricerca (per esempio le volte che è stato tra i risultati della ricerca e in che posto, indipendentemente dal fatto che qualcuno ci abbia poi cliccato)
un elenco dei backlink molto più esaustivo di quello che si ha con il comando link:
Come far puntare il vostro vecchio dominio su un dominio nuovo senza perdere pagerank e senza incorrere in penalizzazioni da parte dei motori di ricerca? La risposta sentita ovunque è: redirect 301 Sembra la manna dei SEO, e in effetti lo è. Per la risposposta alla domanda “come faccio a fare un redirect 301?” ho però trovato online una grande quantità di pagine incomprensibili. Ho deciso di scrivere una guida essenziale, per il bisogno più generico e semplice: Come fare a reindirizzare un sito su un nuovo dominio? E’ molto semplice in realtà, il redirect 301 opera come segue:
viene definito un sito sorgente e un sito destinazione
quando viene effettuato un accesso al sito sorgente il webserver trasferice invece il visitatore al sito destinazione
durante il trasferimento il webserver informa - attraverso lo status code del protocollo HTTP - il visitatore che il sito è stato trasferito in maniera permanente
istruzioni per il webserver Apache
Editare il file .htaccess (inizia con un punto) in un editor di testo. Se il file non esiste crearne uno nuovo e salvarlo nella root del sito (dove stanno di solito i file index.php, index.html, … ma che ve lo dico a fare?)
Aggiungere questo codice: Redirect 301 / http://il_vostro_nuovo_sito
Testare utilizzando un browser che il redirect avvenga correttamente.
Prendo spunto dall’articolo di Tim O’Reilly cos’è il Web 2.0, recentemente tradotto in italiano, per vedere come i principi enunciati hanno cambiato e cambieranno il modo di fare SEO.
Per quel che ho capito il nocciolo della questione sono i contenuti, lasciati dagli utenti, in un’ottica partecipativa. Le forme sono diverse: dal bookmarking sociale, all’uso di folskonimie (tag clouds), recensioni, votazioni, commenti, blog, forum, location aggiunte in google maps, …
L’ottica del SEO (inteso come l’operatore nel mondo del SEO) si è per forza spostata verso la creazione di contenuti che possano proliferare con il passaparola, che siano effettivamente utili. Ci si ritrova un po’ a reinventare l’acqua calda.
Nielsen sostiene, con la sua regola del 90-9-1, che solamente una piccola parte degli utenti Internet, l’1%, partecipi in modo consistente alla creazione di contenuti, il 9% contribuisca saltuariamente e il rimanenete 90% ne sia semplicemente un fruitore. Questo dato è interessante: facendo leva sulla sola forza di questo nuovo Internet partecipativo, per ogni 100 utenti che scrivono “A” ci vorrebbe un SEO che scriva “B”, nel caso si volesse affermare un B che si allontana diametralmente dalla comune accezione A. Tempi duri per i venditori di fumo…
Bellissimo video futuristico sull’unione, possibile, in futuro di Google e Amazon. Un po’ di storia e un po’ di proiezioni interessanti. Il video è in inglese e dura circa 7 minuti.