Agenzie che soffrono

Ultimamente ho avuto modo di parlare con amici che lavorano in diverse agenzie1 di milano e purtroppo la situazione sembra essere comune e molto triste per tutti. Quello che successe a cavallo del 2000 fu la proliferazione delle web agency. Queste in breve tempo raccolsero (e formarono) competenze per operare su questo nuovo media: internet.
Oggi parlare di web agency fa un po’ ridere perchè è un concetto superato. Internet non opera da solo, ma in squadra con gli altri media (da cui “cross media” agency ?) per veicolare un’informazione, promuovere l’acquisto di un prodotto, creare una user experience, una community e chi più ne ha più ne metta.
Come spesso succede sono i piccoli i primi a muoversi seguiti dai grandi, che di solito o comprano i piccoli oppure aprono nuove “sezioni” all’interno dei propri uffici. Oggi ci troviamo quindi in uno scenario dove da un percorso o da un altro ci si trova a lavorare in ambienti dove il fattore internet non è più isolato, ma si comunica (dovrebbe comunicare) con il resto dell’agenzia (o con agenzie sorelle della stessa proprietà). C’e’ un problema: non basta mettere olio e uovo insieme per fare la maionese.
Ci sono poche persone che riescono a ragionare vedendo tutto l’insieme, sia per il proprio background sia per l’età. Persone più giovani, nate in un periodo in cui tv, internet, TiVo, youtube non sono cose diverse ma semplicemente canali di un unico grande immaginario telecomando non hanno blocchi mentali. Peccato che le persone giovani difficilmente dirigano delle agenzie. Mi spingo più in là: la qualità del management rasenta livelli bassissimi.
Non voglio dare tutte le colpe ai manager ma troppo spesso sento racconti che mi fanno rabbrividire, che arrivano da mille realtà diverse ma che sono tutti uguali:
“Nella nostra agenzia convivono persone della pubblicità tradizionale e di internet (chiamati a volte offline e online piuttosto che CMYK e RGB). Non si riesce mai a fare lavori assieme perchè ognuno parte per la propria strada”. “Nell’agenzia ci sono X persone che si fanno il c**o e lavorano per tutte e Y che non fanno un ca**o, e alle 18:00 gli cade la penna”. “I capi non premiano mai nessuno, non c’è meritocrazia ma solo gran pacche sulle spalle per tutti indistintamente”. “I miei capi non capiscono nemmeno che lavoro faccio”. “I miei capi non hanno idea di ciò che vendono”. “Ci sono 30 commerciali e 6 programmatori”.
Il problema è serio. Molto serio. Manca cultura. A tutti i livelli, ma ai livelli più alti si sente di più. L’importante è vendere, anche se non si sa bene cosa. Non dico che dobbiamo fare tutti i buoni samaritani, però sono convinto che offrire la soluzione migliore (migliore = quella con miglior rapporto prezzo/qualità per il cliente) sia un dovere.
Dobbiamo essere ben sicuri di capirne le esigenze e correggerlo se sbaglia, quando necessario. I clienti sbagliano spessissimo perchè non conoscono la nostra materia e cercano di esprimersi come possono. Le persone navigano ogni giorno su internet, vedono cose, ma spesso ne hanno una comprensione da utenti e basta. Io potrei anche guardare il motore della mia macchina tutti i giorni, ma poi non andrei dal meccanico a dirgli mentre lavora “sposta quella rotellina lì”, “quella candela non so se la metterei là”, e “se aggiungessimo un altro po’ di cilindri non andrebbe piu’ veloce la macchina?”.

Nel medioevo sono nate le corporazioni dei mestieri. Si diffondeva cultura all’interno della corporazione. Si sperimentava. Si faceva scuola. Nacquero le prime università, spontaneamente, intorno alle persone di cultura. Questo creò col tempo una massa critica che portò alla discussione dei dogmi secolari dei filosofi del passato. Oggi il mondo del marketing e della pubblicità sta cambiando molto velocemente, c’è un sacco di gente che non lo sa o che fa finta che potrà ignorare tutto ciò per lungo tempo. Secondo me si sbagliano. Secondo me perderanno.
Se vi trovate in questa situazione fatevi sentire. C’e’ qualcuno che la pensa diversamente. Lasciate alle vostre agenzie morenti i morti viventi che hanno scambiato luoghi potenzialmente bellissimi per prigioni dove passare con noia le proprie giornate. Dovete avere le palle per farlo. Per cambiare. Siete adulti, nessuno verrà a salvarvi.

Nota 1 - “agenzie” è un sostantivo un po’ generico, ma credetemi, andando a declinarlo si entra in un guazzabuglio di termini che vanno dal generalista al ridicolo, passando dall’uso improprio: new media agency, web agency, communication agency, agenzia di pubblicità, agenzia di comunicazione, agenzia di cross media, agenzia per la realizzazione di siti internet, agenzia per la progettazione di siti internet, media & PR, agenzia internet, studio grafico web, web design and marketing, giusto per citarne alcuni (google mi ha dato una mano)

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