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> ottimizzazione delle pagine <
Proseguendo nello sviluppo della campagna di SEO affrontiamo oggi il tema dell’ottimizzazione delle pagine. Non mi dilungherò molto su questo aspetto per due motivi:
- l’ottimizzazione delle pagine non riveste oggi più quel ruolo fondamentale che aveva in passato. I motori di ricerca stanno variando i propri algoritmi per dare sempre più peso alla rilevanza di un sito all’interno di una comunità/nicchia di mercato, come facilmente ci suggerisce anche il nuovo tool di cooperation messo a disposizione da google. Cito testualmente: “You can specify web pages/sites that you consider authoritative for your topic, suggest appropriate query refinements, etc.”.
- portare un utente a visitare un sito è un’attività onerosa. Se dopo avercelo portato i contenuti a disposizione sono scritti per i motori di ricerca invece che per lui, sarà facile che se ne vada da un’altra parte. Seth Godin, uno dei padri del permission marketing, scrive un articolo interessante sulle caratteristiche vincenti di una landing page, tra queste non c’e’ di sicuro la scrittura di contenuti di difficile lettura, ripetitivi (l’italiano a differenza dell’inglese non gradisce la ripetizione degli stessi vocaboli) e artefatti.
Nonostante tutto, siccome siamo attaccati ad ogni stratagemmma per “vincere” e siccome motori meno evoluti (per il momento) come msn e in parte anche yahoo! danno ancora un peso accettabile al contenuto on page (definizione di fattori onpage e off page), segue una serie di accorgimenti. Prendiamo come riferimento una delle quattro super-parole chiave trovate in #2 come creare una campagna di SEO: case history: servizi di pubbliche relazioni, agenzia public relation (PR). Essendo questa la keyphrase principale sarà presente in homepage o in una pagina dei livelli più alti. In realtà si tratta di due keyphrase che combineremo nella pagina. Scorriamo velocemente il codice dall’alto in basso:
<title>servizi di pubbliche relazioni, agenzia public relation (PR)</title>- L’importante è ricordarsi di scrivere una buona description che sia ben leggibile e invogli un utente a cliccare in caso sia proprio quella ad essere visualizzata nelle pagine di ricerca. Nel tag keyword potrebbe essere utile anche inserire comuni errori di digitazione o di ortografia (es: genzie, pubblicit). Un approfondimento riguardo ai meta tag si trova nel post “la verità sui meta tag“.
<h1>servizi di pubbliche relazioni, agenzia public relation (PR)</h1>. Il tag H1 è bene che sia unico per pagina e non associato a un id o una classe. Qualora il titolo della pagina non fosse presentabile all’occhio umano si può ricorrere all’espediente dei fogli di stile, andando ad assegnare un immagine al tag H1:background: url...che ne rende di fatto invisibile il contenuto testuale- Laddove possibile usare una navigazione a breadcrumbs (briciole di pane), ossia una sequenza di link che indica a che punto della navigazione ci troviamo. Es: home > chi siamo > comunicazione corporate > clienti prospect. Questo offre un ottimo sistema per avere un buon cross linking tra le pagine
- Utilizzare diversi tag H2 per delimitare il contenuto dei paragrafi presenti sulla pagina. Es:
<h2>servizi di pubbliche relazioni</h2>,<h2>agenzia pubbliche relazioni</h2>,<h2>public relation (PR)</h2>. Anche in questo caso si può ricorrere all’ausilio degli stili - Mettere le parole chiave, la prima volta che vengono presentante, in grassetto o corsivo
- Si parla molto di keyword density. Certamente nel corpo del testo (tag
<p>) è opportuno utilizzare le parole chiave, rimischiarle tra loro, e magari utilizzare dove possibile anche qualche sinonimo riconosciuto dai motori (vedi reti semantiche) sempre però tenendo conto che il lettore finale è un essere umano, non uno spider, a meno che non si stia creando una doorway page, che poi farà un redirect verso il sito oggetto del posizionamento. In questo caso arricchire il più possibile il contenuto utilizzando sinonimi, che sono un metodo gratuito per inserire più volte la parola chiave senza aumentare la keyword density della pagina in modo sospettoso. Ancora una volta i tool di google ci vengono incontro, e cercando per esempio “agenzie relazioni pubbliche” ottengo tra le “altre parole chiave da considerare” una folta lista da usare a man bassa nei testi: grafiche, grafici, studi, agenzie pubblicitarie, pubbliche relazioni, grafica, pubblicità, stampa, pubblicitaria, concessionarie, con il pubblico, area nord, pubblicità, aziende, eventi, agenzia, … - se possibile inserire immagini e utilizzare opportunamente l’attributo ALT. Se l’immagine è linkabile il contenuto dell’attributo ALT aumenta di valore.
- linkare a un paio di siti autorità per le parole chiave in questione aiuta il motore di ricerca a capire che il nostro contenuto ha un valore elevato. Nel nostro caso un link verso l’associazione delle agenzie di pubbliche relazioni www.assorel.it (page rank 5) e uno verso il Center for Media and Democracy - Publishers of PR Watch (page rank 8 ) possono bastare.

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