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La convergenza degli schermi - bitmama alla Social Media Week 2012



Oggi, durante l’incontro La convergenza degli schermi in programma alla Social Media Week 2012, bitmama condivide il proprio punto di vista su come si sta evolvendo il rapporto tra marca e consumatore in un contesto dominato dalla convergenza dei 4 schermi e dall’avvento dei social media.

L’obiettivo di questa presentazione è fornire una panoramica dei cambiamenti in atto nella vita dei consumatori e infine condividere alcune opportunità che si presentano per le marche.

I cambiamenti presi in esame sono:

  • il passaggio della Rete da universo di documenti ad abilitatrice di relazioni
  • l’influenza dei social media sul processo d’acquisto
  • il declino della TV nella comunicazione pubblicitaria
  • la nascita dell’esperienza multi-screen

Tv, computer, smartphone e tablet - 4 schermi - sono “finestre” su un mondo composto dalle nostre amicizie, dai nostri interessi e dalle marche. Queste finestre stanno cambiando il modo e il mondo in cui viviamo.Chi si occupa di marketing oggi deve elaborare strategie che colgano la nuova relazione tra media tradizionali e media digitali nella vita del consumatore.

Il passaggio della Rete da universo di documenti ad abilitatrice di relazioni

Come siamo arrivati fino a qui? Il web nei suoi primi anni è stato un vero e proprio universo di documenti, un luogo indefinito e distante dalla realtà. Le persone navigavano la Rete, passando da un documento a un altro. Con il Web 2.0 prima e con i Social Media poi il Web è stato ricostruito intorno alle persone, non più ai documenti. Oggi viviamo in un contesto in cui interagiamo con i contenuti e i servizi offerti dalla Rete portandoci dietro: i nostri interessi, i nostri amici, gli interessi dei nostri amici. Tutto questo nelle nostre tasche.

Contenuti personalizzati e contestualizzati

Abbiamo oggi a disposizione informazioni personalizzate e contestualizzate, elaborate in base ai nostri dati, ai dati dei nostri amici o delle marche con cui interagiamo, e ai dati aggregati di tutti gli altri utenti.

Personalizzazione in basata sulle relazioni sociali: un esempio sono i risultati di Google, influenzati dalle relazioni che abbiamo stretto all’interno delle cerchie di Google+, la piattaforma di social networking di Google.
Nell’immagine il primo risultato mostratomi da Google per la ricerca “Learn with Google”, si tratta di un post di bitmama, azienda per cui lavoro e facente parte delle mie cerchie su Google+.


Personalizzazione basata sulla geolocalizzazione: un esempio è il radar di Foursquare che segnala quando ci si trova in prossimità di un posto possibilmente di nostro interesse o in cui si trovano i nostri amici.

Personalizzazione basata sul device: per esempio l’agenzia creativa londinese Glue Isobar mostra un messaggio di benvenuto, le ultime news e i lavori d’agenzia a coloro che visitano il sito da desktop, ma mette in primo piano mappa, indirizzo e contatti per coloro che lo vedono da mobile, secondo un approccio di responsive web design.

L’influenza dei social media sul processo d’acquisto

Oltre alla presenza di informazioni personalizzate e contestualizzate, un altro fenomeno ha contribuito a creare situazione in cui ci troviamo oggi: la facilità ed ubiquità di accesso alle relazioni sociali. L’acquisto di un prodotto passa sempre più spesso per la rete. Non parlo tanto della crescita dell’e-commerce, quanto piuttosto dei fenomeni che influenzano le decisioni d’acquisto, ormai ricorrenti nei social media.
Il consumatore ha a disposizione le recensioni sui prodotti, punteggi di qualità attribuiti sia da estranei che da amici. Queste informazioni influenzano direttamente l’acquisto. Anche la possibilità di fare domande specifiche, chiedere consigli ed essere informato da altri utenti, amici o direttamente dal produttore, può influenzare direttamente l’acquisto di un prodotto o l’affezione a una marca.
Sono sempre più numerose le occasioni in cui questa influenza è indiretta.

a) Un ex-collega che stimo moltissimo compra un prodotto e ne condivide la foto su Facebook. Risultato? Acquisto compulsivo subito.

b) Un’amica utilizza la ricarica Vodafone direttamente da Facebook, e io vengo a scoprire che così facendo ha guadagnato 3600 minuti (60 ore) di chiamate gratis questo mese. E se lo facessi anch’io?

c) un collega pubblica su youtube un bellissimo video di snowboard con la sua nuova GoPro. Capisco che si tratta di un prodotto fantastico. Lo voglio!

d) un’amica ha appena cambiato la propria immagine di profilo su facebook, un capolavoro di fotografia! Faccio mi piace e scopro, leggendo i commenti, che è stata fotoritoccata da un fotografo professionista nell’ambito dell’operazione Glamourize promossa da Veet! Interessante iniziativa, decido di farlo sapere a tutte le mie amiche.

e) durante gli Europei di calcio vengo invitato da un “amico” a partecipare a un concorso su Facebook per vincere la maglia degli azzurri, utilissima per tifare con tutto il cuore la nazionale mentre guardo la partita al bar. Partecipo all’iniziativa Notti Magiche promossa da Nivea for Men, e qualche giorno dopo ricevo la maglietta. Sulla pagina Facebook, di cui divento fan, vedo che in molti hanno pubblicato la propria foto con indosso la maglia vinta. Decido di condividere anch’io la mia foto.

Gli esempi non si fermano qui!
f) posso contribuire a migliorare i prodotti o i servizi che uso maggiormente, facendo sentire la mia voce ed esprimendo una critica costruttiva. Webank utilizza questo approccio sul proprio sito, “la banca che vorrei”, imitando le meccaniche proprie dei social media.
g) se si fa parte di una community i vantaggi sono tangibili. Le marche pensano ai propri clienti più affezionati, creano speciali offerte per loro, regalano loro esperienze da VIP. Ad esempio Burberry presentando la propria collezione SS12 ha creato un “tweetwalk”, ovvero ha condiviso con i propri follower su twitter le foto dei modelli pochi istanti prima che questi sfilassero sulla passerella (in inglese “catwalk” da cui il gioco di parole).
È sempre più evidente che chi si occupa di marketing e comunicazione - e per fortuna qualcuno già lo fa come dimostrano alcuni degli esempi appena mostrati - non possa ignorare questo cambiamento culturale in atto e le nuove potenzialità messe a disposizione da questi nuovi (social) media.

Il declino della TV nella comunicazione pubblicitaria

Per capire come siamo arrivati fino a qui occorre anche capire che cos’è successo alla televisione. La tecnologia che ha permesso quanto appena descritto non ha coinvolto fino a questo momento – se non per poche eccezioni – il mondo della TV, che è rimasto sconnesso. Cambiamenti tecnologici ce ne sono stati, come il digitale terrestre e la diffusione del satellitare, ed hanno portato alla molteplicità di canali, sempre più specializzati su tematiche verticali.
Il modello predominante della comunicazione è rimasto però inalterato, legato al concetto di interruzione piuttosto che al paradigma emergente dell’interazione. Ne è dimostrazione l’uso del testimonial piuttosto che dell’influencer. Il testimonial è una persona molto lontana da noi, con alta notorietà, ma con cui non è pensabile un’interazione. Ci recapita un messaggio, Clooney ci dice che senza Martini non c’è party (no martini no party), è affascinante ma noi sappiamo che a quel party non siamo invitati e mai lo saremo. Forse giusto nei nostri sogni.

L’influencer può essere un blogger amante della buona cucina, piuttosto che il ragazzo affascinante dell’ufficio al piano di sopra; sebbene anch’essi siano degli sconosciuti sono più vicini, più facenti parte della nostra quotidianità, più disponibili e più simili a noi.

Ms Marmite Lover (aka Kerstin Rodgers) è una delle food blogger più popolari in UK - twitter.com/MsMarmitelover

Soprattutto sono a portata di mano, possiamo interagire con loro e aspettarci delle risposte.

La comunicazione ha perso grip sul telespettatore, che crede meno al messaggio pubblicizzato, che fruisce del palinsesto televisivo saltando da un canale all’altro.

Cosa è successo agli investimenti pubblicitari in TV? Sono calati notevolmente, ma non tanto quanto la loro efficacia. Secondo una recente ricerca Nielsen, meno della metà degli intervistati si fida della pubblicità tradizionale a fronte di una fiducia del 70% nelle recensioni online. Si parla di una contrazione della raccolta pubblicitaria del 7% nel 2012 (fonte assocomunicazione), a fronte di una crescita del digitale del 12,7%.
Nonostante queste evidenze i direttori marketing delle grandi marche stanno ammiccando (15% del budget) al mondo del digitale ma dedicano ancora nel 2012 la maggior parte del loro budget all’investimento televisivo.

La TV rimane tuttora la fonte principale di contenuti di qualità, e sappiamo benissimo che content is king. Programmi come The big bang theory, o Game of Thrones sono per me, che faccio poco uso della TV, imperdibili. E vogliamo forse parlare del calcio?
Il web riverbera il contenuto televisivo, che finisce su Youtube, viene commentato su Twitter o su Facebook, viene trattato con dettaglio su Wikipedia, per non parlare di alcuni social media dedicati di come Zeebox e GetGlue.

Come reinserire questo contenuto in un contesto basato su device interattivi, con connessioni sociali, geolocalizzati? Come far tornare a fruttare in termini di efficacia gli investimenti che abbiamo visto le marche continuano a fare su questo canale?

Uno sguardo al futuro presente: la convergenza degli schermi

In Italia il ruolo della televisione è tuttora centrale e al contempo la diffusione di smartphone è tra le più alte al mondo (superiore a USA, Francia e Germania per capirci). Siamo di fronte a una grande opportunità, alcune soluzioni sono state proposte e realizzate, si tratta di episodi sporadici ma da cui prendere spunto.
Ci sono fondamentalmente due modi per ottenere questo cambiamento: la tecnologia della TV cambia (smart TV e smart broadcaster) o viene arricchita (aumentata) da un secondo schermo.

Social TV

Il 2013 si dice sarà l’anno della Social TV (Paul Adams – Global Head of brand design in Facebook). Quando sento le sue parole mi immagino un’esperienza utente più simile a quella che abbiamo online, la TV subirà una contaminazione positiva. Le opzioni per il telespettatore (si chiamerà ancora così credo) saranno molteplici:

  • programmi che i tuoi amici hanno visto di recente
  • i programmi preferiti dei tuoi amici
  • programmi che l’emittente ti consiglia in base ai tuoi interessi
  • contenuti (anche spezzoni di programmi) che i tuoi amici hanno scelto per te

Non saremo costretti a guardare tutto un programma, magari solo la porzione suggerita da un amico, dal minuto 1 al minuto 7 e 5 secondi. È un modello che replica la libertà di scelta a cui le persone si sono abituate oggi online.
Youtube stessa ha subito un pesante redesign quest’anno, nel tentativo di cambiarne la natura, da social media a social network di contenuti. In primo piano ora possiamo:

  • vedere le attività recenti dei nostri amici – quelli propri di youtube e quelli mutuati da google+ –
  • dei canali che seguiamo
  • ricevere raccomandazioni in base a una serie di dati storici nostri e dei nostri amici
  • scegliere di vedere che cosa è Trending in questo momento

A mio avviso il risultato di questo redesign è blando, in quanto non integrato con il resto dell’arena sociale. Avrei preferito l’integrazione di Facebook e Twitter, fortemente presenti nella quotidianità degli utenti rispetto a google+, ma è evidente che ci sono decisioni di business a monte di questa scelta.

Youtube è uno dei più importanti broadcaster mondiali, il contenuto è user generated (broadcast yourself è il loro payoff) e viaggia in rete, ma a parte questo non ci sono grandi differenze con RAI o Mediaset. Certo… fatico tuttora a chiamarla TV.

TV on the GO

Nel corso di quest’anno HBO è uscita con una piattaforma per la visione dei propri programmi su ipad e desktop, dal nome HBO Go. Non c’è un grammo di social design nel loro progetto. Stesso nome e stessa quantità di interazioni sociali anche per la piattaforma di Sky, Sky Go. Anche progetti precedenti che non sono approdati sul nostro mercato, come ad esempio hulu-plus, offrono un servizio di fruizione del contenuto televisivo su più device, compresi la smart TV di Samsung e la Playstation 3, ma a parte mostrare I contenuti più “popolari” non propongono scelte di social design.

Grazie a queste piattaforme finalmente i broadcaster hanno a disposizione sia la tecnologia sia il contenuto, ma non stanno spingendo sull’acceleratore. Quelli di voi che hanno mai creato una campagna di social Ads su Facebook, potendo scegliere con precisione il target non solo in base a età, sesso, città ma anche in base agli interessi, al titolo di studio, alla situazione coniugale, possono immaginare l’enorme potenziale nell’avere a disposizione queste stesse informazioni per la programmazione pubblicitaria in TV.

Forse però non sarà questo il futuro della pubblicità, forse sto solo pensando di applicare un modello vecchio a un nuovo contesto. Dove trova infatti spazio l’interruzione in questo nuovo paradigma?

L’esperienza dual-screen

La TV non assorbe più completamente la nostra attenzione in quanto è sempre più spesso utilizzata in simultanea con altri schermi (smartphone, tablet, pc).

Si parla di un’esperienza dual-screen quando interagiamo con due schermi simultaneamente (multitasking.)

Recenti ricerche di mercato ci mostrano quanto sia diffuso questo comportamento, specialmente nella fascia di età 18-44. Come far leva su questa abitudine per migliorare l’esperienza utente, per fare entrare in contatto marca e consumatore, per aumentare l’esperienza televisiva, rendendola interattiva e ricca come quella online?

Un esempio, seppur in uno stadio embrionale ce lo da Zeebox, una delle applicazioni di maggior successo del 2012 nel mercato UK. È embrionale a mio avviso perché dimostra al mondo le grandi potenzialità ma non parte da una collaborazione con l’emittente, con chi produce e trasmette il contenuto. Arriva dopo, ex post.
Non è disponibile ad oggi per il mercato italiano. È utilizzata tramite smartphone, tablet o desktop durante la fruizione televisiva. Cosa permette di fare?

  • invitare gli amici a guardare un programma insieme a noi
  • sapere cosa stanno guardando gli amici
  • sapere qual è lo show più visto (popolare) in questo momento e quanti utenti zeebox lo stanno guardando
  • partecipare alla conversazione pubblica tramite l’integrazione di twitter nella piattaforma
  • piuttosto che chattare con gli amici tramite l’integrazione della chat di Facebook
  • accedere a informazioni aggiuntive selezionate per il programma, come statistiche sul calcio o approfondimenti presi da wikipedia e altre fonti sul Web
  • acquistare determinati prodotti che compaiono in un programma, piuttosto che o scaricare una colonna sonora, un gioco…

Analogamente negli stati uniti ha preso piede un’altra applicazione di nome Get Glue. È meno integrata con il contenuto televisivo ma ugualmente di successo anche grazie all’adozione di meccaniche di gamification, come l’introduzione degli stickers (badges), che ne favoriscono la diffusione e la loyalty da parte degli utenti.

È stata definita la foursquare dell’entertainment.

Ci sono altri modi per sfruttare la fruizione in dual-screen, con una esperienza utente ancora più ricca e interattiva, più integrata. Vi presento tre tra le mie case history preferite:

  • heineken
  • NBC Fashion Star
  • Veet

Heineken: Star Palyer

NBC Fashion Star

Non si tratta di una esperienza dual screen in senso stretto, in quanto non avviene simultaneamente sui due schermi, la fruizione da Web inizia al termine dello show. La meccanica in ogni caso è molto interessante e innovativa, il format stesso della trasmissione invita ad un utilizzo della rete.
Fashion Star è un programma della NBC condotto dalla top model Elle Macpherson in cui 14 designer si sfidano nella creazione di capi di abbigliamento, che i brand della moda comprano all’asta, determinando il vincitore. Al termine della trasmissione i capi sono messi in vendita sugli apposi e-commerce creati da H&M, Macy’s e altri brand che partecipano al programma.

Veet: Tifose in Rosa

Lo scorso giugno l’argomento di attualità per eccellenza sono stati gli Europei di calcio 2012. Veet ha accompagnato le proprie fan, in questo momento altamente sociale – il calcio per gli italiani – con una telecronaca “rosa” in diretta sulla propria pagina Facebook. La conversazione era atta a sottolineare con un pizzico di malizia i temi che rendono le donne complici.

La partecipazione all’evento è stata altissima e ha superato le nostre più rosee aspettative. Nel corso della partita le fan della pagina hanno commentato le azioni dei calciatori, tifato tutte insieme, ma soprattutto è stata la bellezza degli atleti in campo il fil rouge della conversazione.

Conclusioni

Le persone sono connesse all’arena sociale. La diffusione dei quattro schermi è capillare.
È stata condivisa a inizio mese una ricerca di Google sul tema del multi-screen, abbiamo sentito Paul Adams di Facebook affermare quanto sia importante una svolta social della televisione, quanto sia fuori luogo l’interruzione e ben accetta l’interazione.
In bitmama non abbiamo mai creduto nella sostituzione di un media con un altro quanto piuttosto nell’integrazione, che a nostro avviso passa per il second-screen.
Oggi la marca vive in TV, vogliamo farla vivere in modo più moderno. Possiamo esaltarne la presenza e farla entrare nella narrazione attraverso il product placement digitale. Al contempo possiamo far vivere un’esperienza estesa allo spettatore, mediante il second-screen.

Nuovo Sito Fineco: il primo passo verso il Social Trading



E’ andato online oggi il nuovo sito di Fineco Bank. Ben fatto, pulito, in grado di presentare numerose informazioni mantenendosi leggibile.

Ha sicuramente raccolto molti dei feedback arrivati dai propri utenti, utilizzando un paradigma di progettazione dal basso, che se ben controllato funziona molto bene.

Le nuove funzionalità sono parecchie:

a) la possibilità di vedere la valorizzazione del proprio patrimonio direttamente in home page, e scegliere come vederla nelle successive interazioni

b) la composizione del portafoglio con visualizzazione grafica del peso di ogni singolo titolo

c) il giudizio degli esperti e tante altre cose.

La più interessante di tutte a mio avviso è sapere quanti altri utenti in fineco possiedono un determinato titolo. E’ un primo passo verso il social trading, verso le raccomandazioni dei peer, ed eventualmente “acquisti di gruppo”, o meglio di massa, in conformità con la legge ovviamente.

Il prossimo passo sarà l’unione di home banking come Fineco con servizi come questo? Che ne pensate?

Learn with Google - 29 giu 2012 milano



Una breve sintesi per chi questa mattina si è perso il Learn with Google, in via Watt a Milano.

Ottima l’accoglienza e la location, come sempre.

Praticamente tutte le presentazioni della mattinata hanno mostrato la case history Project Re:Brief per Coca Cola, recente vincitrice a Cannes e che vi invito a vedere.

Youtube vs TV

La prima parte è stata centrata sul ruolo sempre maggiore che sta avendo youtube nella sfida alla televisione: dalla nascita di web series come quella di IKEA e Nigel and Victoria di Philips, alle caratteristiche di interattività intrinseche del canale, fino al nuovo formato true view.

Sono nati 100 canali, divisi in 18 generi di contenuto, ognuno con una programmazione giornaliera di 25 ore (eh sì… l’interattività). Esempio interessante è Allisport. Parlando di sport, da non perdere anche i video di Red Bull, tra i miei preferiti. Youtube è sempre più centrata sul canale e sempre meno sul video come esperienza e questo trend non solo continuerà ma si intensificherà in futuro.

Alcuni link di approfondimento:

Ci hanno ricordato quali sono i canali a disposizione. Due gratuiti, lo user channel e il brand channel, con limitate possibilità di personalizzazione, uno a pagamento invece il custom channel dove è possibile avere il quarto tab completamente customizzabile, in quanto ospitato all’interno di un iframe. Questo quarto tab è anche visibile anche su piattaforma mobile, occorre semplicemente creare un custom gadget per Android e uno per iOS.

Mobile e la strategia dei 4 schermi

Ha seguito una carrellata di dati sull’altissima penetrazione del mobile in Italia - 23 milioni di smartphone per fine 2012, sulla sempre più frequente fruizione simultanea di contenuti da più device contemporaneamente.

Si è parlato anche di responsive web design - domanda sollevata dal pubblico - come strategia vincente per fornire una user experience ottimale. Google stessa la indica come strategia preferita.

Tra i tool per verificare la bontà di un sito mobile è stato indicato movemobile. Interessante, semplice ed educational. Per vedere un ottimo sito, o meglio web app, sviluppata da Google ci è stato mostrato il mobile playbook. Da vedere su iPad!

Ultima chicca, che ha messo il punto esclamativo sulla mia partecipazione di stamani al Learn with Google è stata la scoperta che esiste l’app di Chrome per iphone. Inutile dire che la sto già usando al posto di safari.

Google+

Tanti auguri, la piattaforma compie un anno oggi e nel giro di pochi mesi, o al massimo stagioni, non ci sarà un singolo prodotto della galassia dei prodotti Google a non essere integrato con Google+.

I fondatori stessi di Google parlano di “social spine”, che viene attaccata ai prodotti esistenti come se venissero attaccati alla presa elettrica, diventando “plus”.

E’ seguito un tutorial sulle best practice per creare e gestire una pagina brand su Google+, nulla di nuovo ma riporto brevemente:

  1. Creare la pagina e farla verificare/ certificare da Google.
  2. Creare un link dalla pagina al proprio sito
  3. e viceversa, sotto forma di badge se possibile. L’uso del badge aumenta in media del 30-35% il numero di followers della propria pagina+
Da inizio maggio è possibile fare degli hang out on air, ovvero, oltre ai 10 partecipanti altre cerchie possono vedere in broadcasting live l’hang out. E’ un servizio disponibile a self service e gratuito. All’interno degli hang out si possono inoltre inserire delle applicazioni con cui i partecipanti possono interagire. Questo aspetto potrebbe portare alla nascita di nuovi tipi di interazioni partecipative. Sono molto curioso di scoprire quali interessanti esperienze utente ne nasceranno.
In chiusura doubleclick ha presentato una delle case più interessanti della giornata: un formato display che consente interazioni tra desktop e smartphone attraverso l’uso del QR-code. Purtroppo l’url usata in presentazione non funziona. O forse l’ho copiata male. Chissà.
Interessante? Lascia un commento qui sotto.

Google+ ha preso il meglio dei Social Network



Un primo commento a caldo: Google+ mi piace. Questa volta big G non ha inventato nulla di nuovo, si è semplicemente limitato a prendere le caratteristiche vincenti (l’abilità è stata individuarle) dei Social Network esistenti e metterle insieme.

L’interfaccia è identica a Facebook, tant’è che quando l’ho vista ho pensato al pesce d’aprile, con una importante differenza: l’importanza data ai circles. E questo a mio avviso il vero punto di forza: l’amicizia su Facebook è bidirezionale, su Google+ no.

I circles non sono altro che una mini-architettura dell’informazione aggiunta al concetto di follower e following di Twitter: ho una categorizzazione delle persone che seguo (following) e allo stesso modo i miei post compaiono nello stream delle persone che mi seguono (followers). Il fatto di poter categorizzare l’incoming stream è utilissimo, un utente Twitter lo sa benissimo: se segui 500 profili è facile perderti la maggior parte delle cose interessanti, specialmente se 4 o 5 di queste persone scrivono 50 tweet al giorno.

Non mi è piaciuta molto invece la parte di hangout (anche in questo caso non si tratta di nulla di nuovo, ma qualcosa preso da iChat e Skype) perché non è intuitiva, richiede l’installazione di un plugin, ed è settata su un valore di default (”hanging out with our circles”) che dubito sia quello che verrà utilizzato la maggior parte delle volte. Abilitare la chat solo a determinati circle è un’idea molto intelligente, invece il fatto che in automatico vengano aggiunte anche le persone che possono chattare con me su gmail, senza darmi la possibilità di disabilitare questa opzione, invece lo trovo molto stupido.

In ogni caso interessante. Stiamo a vedere cosa succede. E voi che ne pensate, come è stata la vostra prima esperienza su Google+?

EdgeRank: l’algoritmo della visibilità su Facebook



[ fonte: Everything you need to know about Facebook’s EdgeRank ]

(aggiornamento 09-07-2012: il ranking di post effettuati tramite software di terze parti, es. hootsuite, è decisamente inferiore di quello fatto da piattaforma. Fonte: http://mashable.com/2012/07/05/facebook-tab-engagement-down/)

Ultimamente il mondo dei brand sembra essere afflitto dalla “febbre dei fan” di Facebook. Il numero di fan di una pagina è considerato (spesso a torto) da molti essere il KPI più importante di una campagna. Per fortuna c’è qualcuno che sostiene una teoria opposta, quella dei mille fan. In un caso o nell’altro rimane un grosso problema aperto: perché molti dei fan di una pagina Facebook non ne vedono i post sulla propria bacheca? O meglio: perché i gli status update di una pagina Facebook finiscono nelle Top News (feed) solo di alcuni fan?

La risposta l’hanno data due sviluppatori di Facebook, Ruchi Sanghvi e Ari Steinberg, circa un anno fa all’F8, ma l’argomento sembra ritornato ad essere molto caldo in questi ultimi giorni. Condivido con voi alcune considerazioni in merito.

L’algoritmo che determina questo comportamento si chiama EdgeRank, la sua funzione è quella di determinare se un utente Facebook possa avere interesse o meno nel vedere il post di una pagina o di un amico. Con la quantità di post che vengono pubblicati ogni giorno credo che nessuno possa mettere in dubbio l’utilità di questo algoritmo.

Ma come funziona l’EdgeRank? L’algoritmo è piuttosto semplice per quanto ci è dato di sapere:

EdgeRank courtesy of The Next Web

Ovvero l’EdgeRank è la somma pesata delle azioni che un ricevente compie sui messaggi del mittente. Il “peso” nella formula è dato da due fattori: il tipo di interazione avvenuta (view, like, commento) e il tempo trascorso dall’interazione.

Esempio. Supponiamo che l’utente A abbia compiuto queste 5 azioni nei confronti dei post di della Pagina X  nelle ultime 5 settimane:

  1. like su uno status update (oggi)
  2. like su un link condiviso  (una scorsa)
  3. like su una foto o su un video (due settimane fa)
  4. commento su uno status update (tre settimane fa)
  5. commento su una foto o video (quattro settimane fa)

Il punteggio di EdgeRank sarà ottenuto sommando le azioni:

1*1*1 + 1*2*0.8 + 1*3*0.6 + 5*1*0.4 + 5*3*0.2 = 9.4

dove sono stati assegnati:

  • 1 punto per il like
  • 5 punti per i commenti
  • 1 punto agli status update
  • 2 punti ai link
  • 3 punti alle foto o video

oltre a un fattore correttivo legato al tempo, più un’azione è vecchia meno conta: 1 per oggi, 0.8 per una settimana fa, 0.6 per due settimane fa e via dicendo.

I numeri me li sono inventati, ma non sono casuali. Corrispondono infatti a quello che The Daily Beast ha scoperto conducendo un esperimento a riguardo: le interazioni con foto e video contano molto di più di quelle con condivisione di link, che a loro volta contano di più degli status update. Allo stesso modo i commenti valgono di più dei like. Inoltre le interazioni con il post fatte dagli amici - e forse anche altri utenti su Facebook - hanno anch’esse un peso. Se non volete fare i conti a mano ho scoperto uno strumento in rete che fa al caso vostro: EdgeRank checker, calcola l’EdgeRank di ogni pagina che amministrate su Facebook.

Conclusioni e Best Practice

In base a quanto scritto in questo articolo si potrebbero dare alcuni consigli a chi gestisce pagine Facebook:

  • postare con una certa frequenza, o meglio, evitare di non postare per lunghi periodi
  • condividere foto e video, preferibilmente
  • cercare l’interazione con i propri utenti, chiudendo i propri status update con delle semplici domande. Eccellente da questo punto di vista è l’esempio di Mashable che condivide link ad articoli presenti sul magazine, ma non manca mai di chiedere ai propri utenti un’opinione

Facebook e Twitter influenzano i risultati di Google



Qualche settimana fa Rand Fishkin scriveva su SEOMOZ questo articolo: Facebook + Twitter’s Influence on Google’s Search Rankings. L’articolo parla della correlazione tra la quantità di share/like su Facebook (e Twitter) e il posizionamento di una pagina nei risultati di ricerca di Google: più una pagina Web riceve like o viene linkata da Twitter meglio questa si posiziona, a parità di altri fattori, su Google.

I dati raccolti e presentati nell’articolo eleggono Facebook come il Social Network più influente lato SEO, al contrario di quanto é sempre stato sostenuto dalla stessa comunità SEO, che vede in Twitter un valente alleato e reputa Facebook meno importante.

Si tratta di dati molto importanti che mostrano la correlazione tra i like e tweet ricevuti da un documento Web e il rispettivo posizionamento sui motori di ricerca. In pratica segnali che i motori di ricerca elaborano relativamente alle metriche di “popolarità” non sono più solo relative alla quantità di inbound link o al numero di visite che un sito riceve, ma anche dal numero di “mention” all’interno dei Social Network.

Personalmente non mi ha sorpreso la prevalenza di Facebook su Twitter nell’attribuzione di popolarità, ecco perchè:

  • Google pone le sue fondamenta sul concetto di PageRank. Nel 1998 quando è stato pensato non esistevano i Social Media, i link verso una pagina Web venivano quindi considerati come un “voto” a favore della pagina verso cui puntavano. La trasposizione odierna di questa attività consiste nel cliccare sul pulsante “like”, ed il numero di coloro che lo possono fare è di gran lunga superiore rispetto a coloro che possono creare un link. Tra le due azioni sicuramente quella meno impegnativa e di conseguenza più frequente è cliccare sul pulsante “like”. Perché quindi non iniziare a considerarlo nelle metriche di posizionamento? La filosofia di Google non è variata. Il pulsante “+1″ di recente creazione è un chiaro segnale. Google tenta di riappropriarsi di un qualcosa che ritiene importante: l’opinione degli utenti.
  • Twitter è importante nella mente americanocentrica della comunità SEO. La sua diffusione in altri paesi non è così capillare. I motori di ricerca ragionano su scala globale, nessuna sorpresa che il Social Network più diffuso - Facebook - domini su Twitter. Da italiano quindi non mi stupisco…
Cosa fare quindi? Se non avete una di queste social bar procuratevene subito una!


social bar che aumentano la possibilità di una pagina di ricevere like o tweet

cPod



cPod - by Serena Micieli

cPod - by Serena Micieli

Pataphysical Turkey: SEO Contest



The SEO contest “Pataphysical Turkey” has just begun. The contest is a playground for the students, a way to apply the best practices learned during the SEO workshop we had last week at SPD.

The SEO workshop was one week long, 3 hours a day. The workshop covered the following topics:

  • why SEO matters
  • the anatomy of a search engine
  • search engine results pages (snippets and Google Universal Search)
  • indexing barriers
  • keyword research
  • onsite factors and offsite factors
  • what is pagerank and pagerank sculpting
  • link building strategies
  • web analytic tools

The workshop was meant to provide the students with the right tools a 360° professional web designer needs. There’s no learning without practice, for this reason there is a contest: students’ job is to optimize a web page for the keyword phrase “Pataphysical Turkey”; the page might belong to a blog, a personal website, it might be on Facebook, Twitter, YouTube, … wherever. There are no rules, the contest will end on July the 1st.

Here are the students pages, check them out:

Corso di User Experience Design



Anche quest’anno, nell’ambito del master in Web Design organizzato dalla Scuola Politecnica di Design, mi appresto a tenere il corso di User Experience Design. Il corso inizia ad ottobre 2010, sono quindi in tempo per fare qualche modifica in base ai consigli e ai suggerimenti che spero vogliate darmi. Rispetto agli anni passati web marketing e SEO (che sarà invece trattato in un apposito workshop SEO di una settimana a fine febbraio) hanno lasciato ampio spazio ai temi dell’information design.

Il corso prevede circa 40 ore in aula divise tra teoria e laboratorio. L’obiettivo del corso è dare agli studenti le nozioni fondamentali di usabilità e offrire loro gli strumenti teorici e pratici per affrontare la progettazione di interfacce utente; come novità importante studieremo le linee guida per la realizzazione di interfacce per iphone, ipad, android e blackberry.

La struttura del corso:

human information processing

Il corso inizia introducendo i principi di human information processing, ovvero di come gli esseri umani elaborano le informazioni. Così come un corso di informatica inizia con lo studio di come è fatto un computer (architettura degli elaboratori) allo stesso modo, in una disciplina che mette l’utente al centro, si comincia con lo studio di come funziona l’essere umano.

Si introduce il modello di Atkinson e Shiffrin per comprendere i meccanismi legati alla memoria a breve e lungo termine, e alle nostre percezioni sensoriali. Si procede con l’effetto Stroop, la legge di Fitts, la ricerca di Miller (il numero magico 7, più o meno 2) e le implicazioni che tutto questo ha nella progettazione di interfacce utente.

progettare con l’utente al centro

Si passa poi ad esaminare l’utente e i suoi modelli cognitivi/ concettuali. Si inizia a introdurre il concetto di usabilità e a spiegare come progettare con l’utente al centro: analisi attraverso questionari, interviste, osservazione sul luogo di utilizzo, studio dell’ambiente di utilizzo e del contesto d’uso.

Come ci ricorda Nielsen “Usability is always relative to two things: the users and their tasks“. Una volta analizzato l’utente si analizza ciò che l’utente vuole fare: definizione dei task.

10 euristiche di usabilità

Sempre a proposito di Nielsen si parla del suo decalogo di euristiche per l’usabilità, che viene analizzato punto per punto, vedendo diversi esempi presi dalla rete che li rispettano e che li violano, lasciando agli studenti il tempo di interiorizzare i 10 principi.

documentazione di user experience

Dato questo primo scorcio alla teoria si presentano gli strumenti di lavoro, ovvero i principali i elementi costitutivi della documentazione di user experience: definizione di personas, albero di navigazione, diagrammi di flusso, wireframe, wireframe annotati, varianti, mappe di contenuti.

Altro strumento di lavoro è il software utilizzato per il corso: balsamiq. La scelta ricade su questo piuttosto che su altri software per diversi motivi: ha un tempo di apprendimento molto veloce, dopo circa un giorno di utilizzo ci si può ritenere degli utenti esperti; consente di prototipare, anche se in modo molto elementare e non condivisibile a distanza (cosa che invece Axure permette di fare esportando direttamente in HTML), feature che lo rende utile per fare degli user test in classe, durante le ore di laboratorio. Balsamiq viene utilizzato per disegnare i wireframe, l’output è piuttosto grezzo ma a mio avviso (e non solo mio) avere layout che sono evidentemente delle bozze progettuali aiuta in fase di discussione e favorisce il cambiamento.

metriche di usabilità e user testing

Come si misura l’usabilità di un sito o di una applicazione? Le 5 metriche di Nielsen servono come base per affrontare il tema dei test con gli utenti, sono le variabili a cui fare attenzione durante un test. Utilizzando i prototipi prodotti con balsamiq andiamo a condurre degli user test: definizione dei task, set up dell’ambiente di test, recuiting degli utenti, intervista con l’utente e sessione di test durante la quale gli studenti svolgono a turno diversi ruoli: facilitatore, note-taker, osservatore, progettista e utente.

Si spiegano diversi tipi di coinvolgimento degli utenti nelle diverse fasi progettuali e l’utilità di fare user testing. Non c’è esperienza migliore che vedere qualcun altro usare l’interfaccia da noi prodotta per capire quanto sia utile effetturare dei test!

linee guida per smartphone

Sempre più persone utilizzano il proprio “telefono” per navigare su internet o utilizzare applicazioni dedicate connesse alla Rete. Presto saranno più i device mobili che i pc, è opportuno pertanto conoscere le linee guida per la progettazione di interfacce utente per mobile. Partendo da iphone - per motivi di penetrazione del mercato quantomeno è il più importante - vedremo le differenze rispetto ad ipad, blackberry e android.

social architecture

Per concludere, essendo la user experience sempre più vissuta all’interno di social network vedremo come integrare il flusso di navigazione tra sito e social network oltre che integrare contenuti provenienti dai social network su siti e applicazioni. Accenneremo all’Open Graph di Facebook, alle applicazioni e alle pagine Fan.

Come dicevo all’inizio dell’articolo ogni consiglio è gradito. Grazie.

Video Engine Optimization



This is a brief tutorial on Video Engine Optimization (VEO) i.e. how to optimize a video to rank well on Youtube and other video platforms.
VEO is a particular kind of “engine optimization”. When optimizing for Search Engines content, code and link structure (both internal link and backlinks) we know are the key ingredients. When it comes to video optimization code is not an option, link structure is important and content is mandatory.

Content writing

To optimize a video for good ranking all you need to do is to follow the instructions below. I provide an example video here and suggest to reverse engineer videos that rank well, just make a search for the keyword you want to optimize and see what the others did. So here are the steps:

  1. choose a keyword (for my example i choose the topic: Video Engine Optimization Tutorial)
  2. use it in the video filename (my original video is called: video-engine-optimization-tutorial.mov). The use of hyphens is perfectly of here to separate keywords.
  3. use it in the Title (e.g. Video Engine Optimization - 30 seconds tutorial). Here the same rules for search engines optimization apply: use your keywords within the title, but don’t be to strict to them. Try to provide something interesting for the user, something that catches the eye. And don’t forget: users are on youtube for different reasons, one of them is to entertain themselves, so… be entertaining and interesting.
  4. use it in the description. The description is shown in the search results with the title and a frame of the video. This is probably the moment when your copywriting techniques come handy. This is the very point when people decide weather or not clicking on your link. So write it carefully and choose the best possible frame from the video (*)
  5. do some keyword research on competitors video and pick up tags for yours, including of course the keyword you want to rank well for, but do not limit to this
(*) Why is the displayed frame important? Because - look at your own habits if you have any doubt - people often make their decision on what to click on based on this frame. You may choose between 3 frames, not every frame of your movie. These are the frames at 1 third, middle, and 2 thirds of your movie length, so when video editing the movie take particular care about these three frames. This is the billboard of your movie!

Link structure (backlinking)

Forge a link to the uploaded video including the keyword in the anchor text (e.g. “a video tutorial explaining video engine optimization” from a website you can place natural links from) and do some buzz marketing and seeding activities on places where conversations about the subject of tour video take place. Don’t forget search engine Google is owner of Youtube, i don’t believe it doesn’t take backlinks into account when it come to ranking and positioning videos in the video results list.
Have nice time and… rank well!
Since video optimization for ranking purpose is quite a new “science” please share your comments below, it’s much easier to learn and find out new stuff if we do it together.